Dettaglio mandrino centro di lavoro verticale CNC in officina meccanica

Il contaore segna 8.200 ore. Il venditore dice che la macchina ha lavorato “poco”. Il prezzo è giusto, la geometria sembra a posto, il mandrino gira liscio. Si compra. Dopo sei mesi arriva il primo grippaggio in lavorazione, poi le vibrazioni, poi il disastro vero: cuscinetti da cambiare, albero da rettificare, fermo macchina di tre settimane. Il costo? Più del 40% del valore pagato per il centro.

Succede. E succede spesso.

Il mandrino è il cuore di un centro di lavoro verticale. Ma è anche il componente meno verificabile a occhio nudo e il più esposto a usura progressiva. Tra le 10.000 e le 12.000 ore di lavoro effettivo – non quelle del contaore macchina, che include tempi morti, caricamenti, attrezzaggi – un mandrino elettrico ad alta frequenza inizia a dare segni di cedimento strutturale. I cuscinetti a sfere in configurazione back-to-back perdono precarico, l’albero accumula microdeformazioni, le sedi si ovalizzano.

Il problema dei contaore truccati e delle ore fantasma

Chi compra usato sa che il contaore può essere azzerato. Lo sanno tutti. Ma pochi sanno che esistono tre contatori diversi su un centro moderno: quello della macchina, quello del CNC e quello interno al drive del mandrino. Quest’ultimo è il più affidabile, ma quasi nessuno lo controlla. Richiede software diagnostico del costruttore, accesso al bus dati, competenza elettronica. Un rivenditore serio lo verifica sempre. Gli altri no.

E poi c’è il discorso delle ore “leggere”. Un centro che ha fatto 7.000 ore di foratura su alluminio non è paragonabile a uno che ne ha fatte 7.000 su acciaio temprato con frese a candela da 12 mm. Il carico radiale, la temperatura di esercizio, i cicli termici: tutto incide. Ma nel libretto di manutenzione – quando c’è – non trovi mai questa distinzione.

A Modena, un’officina ha acquistato un verticale giapponese con 6.800 ore dichiarate. Dopo otto mesi, rottura secca del mandrino durante una sgrossatura pesante su 42CrMo4. Analisi del costruttore: cuscinetti consumati oltre il 70%, compatibile con 13.000-14.000 ore di lavoro intenso. Ricorso legale chiuso con transazione. Ma il danno economico – fermo linea incluso – non l’ha recuperato nessuno.

Cosa cercano i periti quando smontano un mandrino usato

La perizia tecnica su un mandrino prevede smontaggio completo, misura delle tolleranze, controllo magnetoscopico dell’albero, verifica del gioco assiale e radiale, analisi delle piste dei cuscinetti. Costa tra 1.200 e 2.000 euro, tempi di fermo compresi. Per questo quasi nessuno la fa in fase di acquisto.

I segni rivelatori? Ossidazione nelle sedi dei cuscinetti, tracce di surriscaldamento (colore paglierino-bluastro sulle superfici), micro-crateri sulle piste, gioco assiale superiore a 3 micron. Ma sono tutti invisibili senza smontaggio. Le prove dinamiche – quelle con comparatore su mandrino in rotazione a vuoto – danno valori accettabili fino a quando il cedimento non è già avanzato. È il classico caso del “gira bene” che dopo tre mesi non gira più.

Un revisore specializzato di Brescia racconta che il 60% dei mandrini con più di 9.000 ore che arrivano nel suo laboratorio presenta danni non recuperabili con una revisione standard. Servono componenti nuovi, lavorazioni su albero, ricalibrazione totale. Il costo sale e spesso si avvicina a quello di un mandrino nuovo di fascia media.

La questione dei ricambi originali fuori produzione

Macchina di 12 anni, mandrino guasto, ricambi fuori catalogo. Scenario classico. I costruttori giapponesi garantiscono disponibilità per 10-12 anni, poi basta. I taiwanesi meno. I cinesi è una lotteria. Risultato: o si trovano cuscinetti compatibili sul mercato aftermarket – con tutti i rischi del caso – oppure si cambia l’intero gruppo mandrino.

E qui i numeri fanno male. Un mandrino HSK-A63 da 18.000 giri con raffreddamento integrato può costare, nuovo, tra 8.000 e 15.000 euro a seconda del costruttore. Su una macchina usata pagata 35.000 euro, è un colpo durissimo.

Quello che dicono i dati raccolti dai centri assistenza

I centri assistenza autorizzati raccolgono statistiche precise sui guasti. E i numeri parlano chiaro. Tra 8.000 e 11.000 ore si concentra il 48% dei guasti gravi ai mandrini elettrici su centri verticali in fascia media (12.000-18.000 giri). La percentuale sale al 62% se si includono anche i guasti “lievi” che comunque richiedono intervento.

La documentazione tecnica pubblicata su https://www.rikienterprises.com/pagine/macchine-utensili-usate riporta valori di durata attesa coerenti con queste soglie, con particolare attenzione ai protocolli di collaudo interno applicati prima della rimessa in vendita.

Ma c’è un altro dato interessante: la maggior parte dei guasti si manifesta entro sei mesi dall’acquisto. Questo significa che il mandrino era già in condizioni critiche al momento della vendita, ma i sintomi non erano evidenti. Il nuovo proprietario carica la macchina, aumenta i regimi, allunga i tempi di lavorazione – e il mandrino cede.

La revisione seria costa, ma conviene

Un mandrino revisionato correttamente – con sostituzione di tutti i cuscinetti, rettifica albero se necessario, bilanciatura dinamica, test sotto carico – costa tra 3.500 e 6.000 euro. Tempi: 3-4 settimane. Per un’azienda che ha appena comprato un usato, è una spesa inattesa e pesante.

Ma è l’unica garanzia. Perché il mandrino “che gira bene” non è un mandrino sicuro. È un mandrino che ancora non ha manifestato il problema. E quando lo farà, sarà sempre nel momento meno opportuno: durante una commessa urgente, con consegna stretta, magari su un particolare già semi-lavorato.

A conti fatti, chi compra usato dovrebbe mettere in conto una revisione mandrino ogni 10.000 ore, anche se la macchina sembra girare perfettamente. È manutenzione predittiva, non reattiva. E su un componente del genere, aspettare il guasto è un errore che si paga caro.

Le verifiche minime prima di firmare l’acquisto

Nessuno smonta un mandrino per una verifica pre-acquisto. Ma alcune prove si possono fare. Comparatore magnetico sull’albero, rotazione a vuoto a vari regimi, ascolto con stetoscopio industriale, termografia a infrarossi dopo 20 minuti di rotazione continua a regime massimo. Non sono prove definitive, ma escludono i disastri evidenti.

Poi c’è la richiesta del registro manutenzioni. Quando è stato sostituito l’ultimo set di cuscinetti? Quando l’ultima ingrassaggio (se previsto)? Che tipo di lavorazioni ha fatto la macchina? Se il venditore non ha risposte, è un segnale. Non necessariamente negativo, ma un segnale.

E infine, la cosa più semplice: chiedere il dato reale delle ore di mandrino, non quelle di macchina. Se il venditore esita, se dice “più o meno come il contaore”, se glissa, è il momento di insistere. O di cercare altrove.

Perché un verticale usato con mandrino in fin di vita non è un affare. È un problema appena rimandato.

Di Giorgia Lavazzi

Saluti! Sono una blogger per passione. Attualmente vivo negli Stati Uniti d'America ei miei hobby sono leggere, guardare film e mangiare bene. Vi auguro una buona giornata!