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28/06/2010
- COSTUMI E SOCIETA - Simona Volpi e Monica Battini: il Gender Oriented
di Antonella De Vito

Le certificazione di qualità sono state adottate dal mondo del lavoro da diversi anni, mentre così non è per il Gender Oriented, cioè la certificazione di genere che attesta l’attuazione di “buone pratiche” nella gestione del personale, tendente a dare un maggior sviluppo professionale alle donne e fornire contemporaneamente all’azienda una maggiore visibilità in termini di rispetto delle diversità di genere. Un cammino ancora lungo, visto che le pari opportunità sono ben lontane dall’essere realizzate in qualsiasi settore della vita, ma soprattutto in campo lavorativo risultano essere particolarmente discriminate. La Provincia di Livorno da anni sta lavorando su questo aspetto, ed ha ottenuto anche finanziamenti dalla Ue grazie all’elaborazione di progetti che tendono allo studio e all’applicazione pratica del Gender Oriented. In questo cammino è stata coinvolta per le sue competenze tecniche e scientifiche l’agenzia internazionale Anccp, con la sua sede di Livorno. L’agenzia è una delle più accreditate nell’attività di valutazione della conformità dei prodotti ed il controllo dei procedimenti di produzione, ed anche nel settore delle pari opportunità può vantare una notevole esperienza.
A spiegarci questo tipo di impegno a favore delle lavoratrici sono Simona Volpi e Monica Battini.
- Cominciamo con le presentazioni. Qual è la vostra storia professionale e di cosa vi occupate in Anccp?
Simona Volpi: “Sono laureata in giurisprudenza e ho lavorato per 10 anni nelle risorse umane facendo selezione e amministrazione del personale, inoltre ho svolto docenze sul Diritti del Lavoro e Pari Opportunità. Da qualche mese collaboro con Anccp nel dipartimento marketing e sviluppo commerciale, e una delle cose di cui mi occupo sono le politiche di pari opportunità nelle aziende, naturalmente rapportate al nostro settore cioè alla certificazione di qualità”.
Monica Battini: “Collaboro da una decina di anni nel settore marketing e da cinque mi occupo di Gender Oriented, avendo seguito per la Provincia di Livorno il precedente progetto finanziato dalla Comunità Europea”.
- In cosa consisteva il precedente progetto?
“Cinque anni fa abbiamo elaborato un disciplinare privato che permetteva di applicare le pari opportunità nelle aziende. Il progetto prevedeva la selezione di tre aziende pilota per studiare l’applicazione del disciplinare, naturalmente a queste realtà locali non era richiesto nessun tipo di impegno economico, perché disponevamo dei finanziamenti europei: così è stato semplice avere la loro disponibilità e collaborazione. Le tre aziende operavano nel settore dell’edilizia, della ristorazione e dei servizi con una presenza di donne differenziata per numero e ruolo, adeguata quindi al nostro studio sperimentale che doveva verificare le diverse forme di applicazione dello standard da noi proposto”.
- A cosa si riferivano gli standard?
“Prima di tutto alla fase di selezione del personale, le aziende dovevano dimostrare di non applicare nessuna distinzione di giudizio, né di carriera, né di retribuzione. Ma gli standard riguardavano anche la garanzia per le donne di avere le stesse possibilità di avanzamento di carriera degli uomini, rimuovendo i possibili ostacoli che si presentavano. Ad esempio abbiamo proposto: permettere alle donne con figli di svolgere un orario diverso; fornire incentivi al rientro dalla maternità per potersi mettere al pari con gli altri oppure affiancare una stagista per superare le difficoltà della ripresa del lavoro; il part time può essere un altro aiuto, ma non tutte le aziende lo concedono e soprattutto non tutte le donne possono permetterselo economicamente, ci sono poi realtà lavorative dove si obbligano le donne ad adottare il part time in modo da relegarle a ruoli marginali. Una buona soluzione può essere la creazione di un nido aziendale, ma questo naturalmente possono permetterselo solo le grandi aziende”.
- Il secondo progetto?
“Questo primo progetto si è concluso 4 anni fa, ma nel 2009 è stato finanziato il proseguimento al quale Anccp sta partecipando. Lo scopo è quello di traslare a realtà internazionali tutto ciò che era stato elaborato localmente. Andremo in 5 paesi europei fra cui Bulgaria e Portogallo, dove naturalmente adegueremo lo standard alle normative locali, in modo da evidenziare come il protocollo elaborato possa essere applicato a tutte le realtà”.
- Come sono percepiti questi progetti?
“Durante la fase del progetto le aziende reagiscono molto bene, i problemi iniziano successivamente quando dovrebbero investire per mantenere gli standard proposti, ed allora diventa difficile coinvolgerle”.
- Come risponde Livorno a queste tematiche?
“Livorno è una città difficile che non risponde molto, abbiamo visto che in altre città c’è più interesse. La certificazione di qualità è un percorso ormai tracciato, le aziende devono averla per partecipare ai bandi, alle gare, quindi per loro è una necessità per continuare a stare sul mercato, mentre la certificazione di pari opportunità è considerata solo un valore aggiunto ed è quindi meno appetibile”.
- Quale iniziative state organizzando per diffondere il Gender Oriented?
“Molte. Stiamo pensando ad organizzare un corso sulle pari opportunità rivolto ai responsabili del personale, vogliamo anche rivolgerci alle aziende dirette da donne, perché non è scontato che siano più sensibili degli uomini. Stiamo, inoltre, progettando seminari rivolti a donne che si occupano di pari opportunità e naturalmente facciamo appello anche alle istituzioni. Ad esempio, abbiamo avuto dei buoni riscontri a Brindisi, dove abbiamo presentato il nostro protocollo durante un convegno, e le istituzioni si sono mostrate molto interessate e ci stanno chiedendo altre informazioni”.


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