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02/04/2010 - SPORT
- L'almanacco dello sport - Mariangela Pelagatti, campionessa di Braccio di Ferro
di Antonella De Vito
E ora, a 50 anni, punta anche alle vette del Biathlon
e della Maratona
Averli e non sentirli… e soprattutto non dimostrarli. Mariangela Pelagatti, 50 anni, campionessa di Braccio di Ferro, è l’esempio di come non sia mai troppo tardi per iniziare a fare sport e ottenere risultati importanti.
Ma ascoltiamo direttamente da lei la sua avventura sportiva.
“Ho iniziato nel 1988 per partecipare ad un’iniziativa di beneficienza al Palazzetto con l’Aism (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), ma dopo tre anni ho smesso per riprendere poi nel 2005.
Sono pluricampionessa italiana, internazionale e quest’anno voglio andare agli europei. Ho partecipato a due mondiali, il primo in Bulgaria due anni fa dove sono arrivata quarta, e l’altro nel 2009 in Italia, dove mi sono qualificata sesta”.
E nella vita cosa fai?
“Sono mamma di un ragazzo di 19 anni e di una ragazza di 11 e faccio l’impiegata in una cooperativa. Tutti i giorni alle 18.30 sono alla palestra della Polizia di Stato per allenarmi sia in Braccio di Ferro che in Biathlon”.
I tuoi figli cosa pensano della tua attività sportiva?
“Mi seguono con interesse, anzi mi rimproverano se non salgo sul podio, perché dopo tanti sacrifici si aspettano che vinca. A livello sportivo mio figlio in passato ha fatto canottaggio con i Vigili del Fuoco, mentre mia figlia fa jujizzo”.
Che tipo di allenamento fai?
“Specifico per quanto riguarda la parte superiore del corpo, per rafforzare i bicipiti e tanti esercizi alla panca. Tutti i giorni mi alleno per circa un’ora e mezzo”.
Possiamo considerarlo un sport maschile?
“Sì, è uno sport faticoso, sicuramente maschile, che le donne non conoscono, anche se a Livorno abbiamo una grande storia con Niccolini, ma nonostante tutto la gente non è informata. Mi accorgo che fuori dall’ambiente mi guardano come se fossi un marziano, invece è uno sport come un altro, c’è la sfida diretta e non c’è cattiveria, ma solo forza, potenza e passione per le sfide, ed alla fine si brinda tutti insieme”.
Cosa ti piace di più di questa disciplina?
“Potrà sembrare strano, ma la cosa che mi piace di più è la stretta di mano o l’abbraccio dopo l’incontro. È una bellissima cosa”.
La cosa che ti pesa di più?
“Le distanze per raggiungere i luoghi delle gare. Purtroppo non c’è mai nessun altro con me e devo viaggiare da sola ed affrontare tutte le spese”.
Raccontaci la tua attività con il Biathlon.
“Il Biathlon è formato da corsa e panca. Due sport antagonisti fra loro in quanto uno aerobico e l’altro no. Mi sto allenando a Biathlon da due anni, in parallelo a Braccio di Ferro. Ho già partecipato a due Campionati italiani, arrivando quarta due anni fa e terza lo scorso anno, quest’anno spero di poter migliorare ancora, perché ce la sto mettendo tutta. Ho cambiato allenatore a settembre e ora ho Claudio Braschi che mi sta aiutando a fare molti risultati, mi segue come un vero allenatore”.
Come hai iniziato a fare Biathlon?
“Ho iniziato frequentando la palestra della Polizia di Stato, gareggiando per loro è stata quasi una conseguenza naturale”.
Il ricordo più bello?
“Nel 2006 al Campionato italiano di Braccio di Ferro ad Osta, e poi l’ultima gara di Biathlon dove non mi aspettavo il podio, perché mi ero preparata in pochi giorni”.
Un’esperienza da dimenticare?
“Il Mondiale del 2009 dove mi hanno dato dei falli non meritati. Ho avuto dei problemi con un arbitro irlandese che mi ha contestato i capelli sciolti, una collana ed altre cose. Mentre ero in gara mi ha interrotto per farmi legare i capelli, facendomi perdere la concentrazione”.
Sogno nel cassetto?
“Vincere un primo posto al Mondiale di Braccio di Ferro o anche ad un europeo”.
Chi sono i tuoi allenatori?
“Ne h¬o tre: per il Braccio di Ferro Lorella Massimo, per la corsa Alessandro Iorio, e per il Biathlon Claudio Braschi”.
Vuoi fare anche la maratona?
“Sì, ma non quella di New York. Ho visto che ho fatto un buon tempo alla stra-Livorno, quindi posso pensare di migliorare un po’ e partecipare a qualche altra competizione”.
Il rapporto con i ragazzi della palestra?
“Molto bello, sono incoraggiata da tutti, mi chiedono sempre che risultati sono riuscita a fare.
All’interno dell’ambiente di Braccio di Ferro, essendo grande di età, sono diventata un po’ la mamma di tutti e per qualcuno la zia”.
Cosa vuol dire fare sport a cinquant’anni?
“È più faticosa. È duro anche seguire la dieta che mi consigliano i miei allenatori e rimanere nel mio peso. In compenso ho avuto la fortuna di incontrare delle persone che credono in me, ed ho dimostrato che si può diventare dei campioni anche da adulti”.
Come donna ti senti discriminata?
“Nel Braccio di Ferro no, anzi hanno grande stima e poi sono l’orgoglio di tutti perché mi hanno pubblicato su molti giornali anche del nord. Nella pesistica invece è un po’ diverso, è un ambiente con una competizione più aspra. Comunque generalmente mi trovo meglio con gli uomini, le donne sono più invidiose, ma non nel Braccio di Ferro dove anche le donne campionesse mi hanno incoraggiato e dato buoni consigli”.
L’ultima vittoria?
“Sono arrivata prima ai Campionati regionali che si sono svolti a metà dicembre a Ponsacco, una vittoria che voglio dedicare alla mia amica Manuela Mancini morta prematuramente. Nonostante questo dolore ho voluto impegnarmi, perché sapevo che lei avrebbe voluto che io vincessi: questa medaglia la dedico a lei”.
(Articolo già pubblicato su “L’Almanacco notizie”, n. 3, gennaio 2010. Cliccando qui
potete scaricare la versione pdf originale dell’articolo, comprese le immagini).
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