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06/02/2010 - POESIE E RACCONTI
- Poesie: "Mia madre e il caffè" - "Un treno nuovo" - "Cara, cara Livorno"
di Alba Lazzerini
Mia madre e il caffè
I nostri momenti, mamma,
eran quelli del caffè.
Nella cucina calda
la caffettiera borbottava
bollente e intrepida
e le nostre chiacchiere vane
rendevano allegria.
Quel caffè bevuto piano
centellinato tra una parola e l'altra,
era la nostra scusa
dello stare insieme,
era la nostra comunione.
Quei momenti
li ho nel cuore, mamma
e la voglia è così tanta
di quel profumo
che la nostalgia di te
si mescola dentro
all'aroma di caffè.
Ed è rimasto per me
un momento magico,
un segno d'amicizia riposante,
il mio mondo immobile
chiuso nel ventre della casa.
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Un treno nuovo
Alla tenera età
di cinquant'anni
mi ritrovai a viaggiar
su un treno nuovo
spazi nuovi nel finestrino
e nuovi panorami nella mente
erano miei / e me li sentivo finalmente.
Raggiunto l'obiettivo,
vissuto anche un sol giorno,
è meglio assai
di una vita intera
poichè il confronto è meraviglia !
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Cara, cara Livorno
Cara Livorno,
hai terre marine,
hai cielo terso
e morbide colline.
Hai strade larghe,
spazi vuoti
e borghi stretti
di tempi remoti.
Odor di mare,
sole, smog e spruzzi
risalgon su per vie
di nasi avvezzi.
Nubi di gas,
ignote e mai indagate
dissolte son dal vento
e ancor dimenticate.
Bella mia città
dormiente e rumorosa insieme
e nella perpetua rissa un po’ annoiata
accetti la vita come viene.
Pur bella sei
contro l’incuria
degli abitanti tuoi.
Barche e pittori
nei fossi e sui moli,
fanno di te quadro perenne,
e seppur giovane voli
in cieli di speranza,
vecchia e stanca non osi
in certi giorni
di venti impetuosi,
per ritornare ancor
ragazza spensierata
quando il sole è alto
e calda è la giornata.
Negli anni malgestita
in te non c’è lagnanza
e doni sole, aria salata
e clima da vacanza.
Ingrati, eppur legati
noi siamo a te
tristi e felici insieme,
e senza niente far per te,
ti stiamo ancora in braccio,
come bambini ignari e capricciosi
ancor stretti al tuo laccio,
restiamo a te vicini.
Siamo figli del mar
eppur come frutti acerbi
stentiamo a maturar.
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