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13/11/2009 - MANIDISTREGA
- Presentazione di La Bambola di Solange a Villa Carpena
di Ornella Fiorentini
Ritornare a Villa Carpena significa ogni volta ritrovare con umiltà gioiosa me stessa perché proprio al Circolo Tennis
feci la prima presentazione del mio fortunato romanzo noir di esordio “Il cuore a fette” il 5 maggio del 2005. Non è trascorso in fondo molto tempo da quella data, ma, se mi soffermo a pensare alla miriade dei personaggi e delle eroine letterari da me creati, mi rendo conto con meraviglia di aver già pubblicato una raccolta di racconti, un libro di poesie e altri tre romanzi noir.
Guardandomi di sottecchi un professore serioso mi ha fatto recentemente un appunto: “Forse lei, cara signora, scrive un po’ troppo…”
Ricordo di avergli sorriso e risposto: ”C’è ancora tanto inchiostro nella mia penna stilografica!”
Sì, è vero. Non mi stancherò mai di comperarne. Sulla pagina bianca del mio taccuino da viaggiatrice nell’universo illumino l’inchiostro blu notte con luce di stella e di sole. Non mi stancherò mai di far vivere donne forti e coraggiose che lottano a denti stretti per affermare il loro sacrosanto diritto a essere rispettate in una società spesso offuscata dalla bruttura della prepotenza.
Ritornare a Villa Carpena dunque significa per me prendere senza esitazione da Forlì la direzione del cuore. Al Circolo Tennis amici affettuosi mi hanno accolto ancora una volta con l’attenzione e la premura che si riserva a chi ha iniziato a percorrere in solitudine, perché il duro mestiere di scrivere la contempla, un cammino affascinante, ma anche denso di incognite.
Alla magnifica Diana Benini, curatrice della Biblioteca, io devo gratitudine perché mi ha sempre incoraggiata ad esplorare con lo stupore di una bambina il lato nascosto delle cose. Abbiamo parlato a lungo delle sue duecentoventi bambole che sembrano prendere vita come per incanto. Abbiamo commentato insieme la storia della piccola Giugiù, di Giulia Jovanovich, del quasi angelo Ariel e del rude Alphonse che suggella, nell’esistenza tormentata di Nadia Navarra, il patto ineluttabile con il ventre cosmico e misterioso che ha cullato l’anima di ognuno di noi (vedi “La bambola di Solange”).
Durante la lettura dei brani le voci recitanti di Viva Voce Coop Adriatica hanno dato prova di grande maturità espressiva sulle note tenere e appassionate di scuola spagnola, brasiliana e cubana. De Narvaez, Mudarra, Milan, Brouwer, Villa-Lobos sono stati ben interpretati dal giovane musicista Francesco Ricci, studente di chitarra classica al liceo musicale Masini di Forlì che ringrazio per la collaborazione.
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