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01/11/2009
- MANIDISTREGA - Recitazione e musica hanno accompagnato e presentato "La bambola di Solange" a Lugo di Romagna
di Ornella Fiorentini






























Sicura promessa del panorama musicale italiano, Cecilia Biondini insegna a suonare il violoncello, ma soprattutto ad amarlo, tale è la grazia di cui è dotata. Il 23 ottobre, durante la presentazione di “La Bambola di Solange” alla Libreria dell’Ipercoop di Lugo (RA), è capitato anche a noi. Ci siamo innamorati del violoncello quando la musicista ha accompagnato le voci recitanti di Viva Voce Coop Adriatica nella lettura dei brani.
Le note dolenti e passionali di Heitor Villa-Lobos hanno reso pulsante l’anima dell’indomita Dolores Bravo, pasionaria della libertà. Quelle corali, di matrice balcanica hanno invece dipinto nell’aria l’immagine nitida di nonna Bragadin, di Nadia, di Darko e di Viktor Perusa. Come creature in carne e ossa, i personaggi del mio romanzo noir si sono avvicendati tra gli astanti in un susseguirsi di emozioni, in un crescendo di pathos.
Recitazione e musica, secondo Paolo Cutrì, sono un binomio vincente per “La bambola di Solange”. Dimensione onirica e viaggio alla ricerca di se stessi, secondo Tiziano Bordoni, sono l’aspirazione di ogni cavaliere senza macchia e senza paura che voglia scoprire il vivido dio interiore.
Le mie parole, divenute lievi, hanno osato dunque sfiorare le corde del violoncello. A Cecilia Biondini spetta il merito di averle interpretate con lirica compostezza per il pubblico attento, rapito dalla originalità di un evento culturale inconsueto.
In epoca barocca si preferiva la musica, ritenuta sublime, alle altri arti perché è priva di corporeità. Non ci sono infatti né tessere musive, né tele, né colori materici, né bronzo, né marmo nel suono di un violoncello. C’è solo armonia di intenti, di aneliti e di desideri che rimanda, inevitabilmente, a un disegno precostituito di grandezza universale.


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