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25/06/2009 - SALUTE
- Paranoie
di Ivana Nannini
Oggi viviamo in un mondo fortemente paranoicizzato, grazie anche, si fa per dire, al fatto che si è diffusa una modalità comunicativa che mette sovente in contatto con un “altro “ perfettamente ignoto, anche qualora affermi di essere XK, come nel caso dei diversi siti in cui si usa un nome... d’arte… ma che sembra perfettamente conosciuto e specialmente assai vicino, siamo in prossimità l’un l’altro.
La questione riguarda la relazione con l’alterità, che si può dunque configurare, nota, apparentemente nota, ma specialmente immaginaria.
Dunque chi è L’altro? Quale relazione si ha con questo Altro? E’ solo una presenza immaginaria e immaginabile o le cose stanno diversamente?
Il problema tocca direttamente molti aspetti cruciali della psicopatologia e dunque del processo identitario nella sua complessità e fasi.
Il paranoico /a è emblematico della relazione immaginaria all’altro, in cui si colloca non solo come oggetto privilegiato dell’attenzione, positiva o negativa, dell’altro, ma nella quale può divenire parte attiva, assumere iniziative anche molto “ attive “, fino al passaggio all’atto, contro l’altro o anche contro se stesso.
La paranoia è stata oggetto di studio e classificazioni diverse nel corso del tempo, fin dai tempi dalla degenerazione, quella di Magnan e Morel, i quali parlavano non tanto di paranoici, ma di degenerati, descrivendo trasformazioni della personalità che, va detto, erano comunque molto attente e dettagliate, pur restando nella logica di un processo di degenerazione, e di negatività, del soggetto colpito.
Progressivamente si è avuta una trasformazione delle classificazioni nosografiche, da parte dello stesso Kraepelin, fino ad accettare ed introdurre, nella trasformazione della psicologia del paranoico, una valenza affettiva, che prima era stata sempre negata.
Lo studio della paranoia divenne significativo in relazione anche al decorso ed all’evoluzione del concetto di demenza e di guarigione.
Ma specialmente in relazione ai concetti di processo psichico e di personalità.
Uno studio assai significativo, nella psichiatria francese, fu quello di J.Lacan, che scrisse nel 1932 la sua tesi di dottorato, proprio sulla paranoia, compiendo un excursus storico delle diverse tappe all’interno della psichiatria, fino a quel momento. Egli descrisse in particolare la storia clinica di una donna, Aimée, la quale chiuderà la sua “ trasformazione “ di personalità paranoica, con un atto aggressivo verso una simile, un’Altra, donna, che avrebbe avuto tutte le caratteristiche ideali che la povera Aimèe non esprimeva, ma cercava di raggiungere.
La sua era stata infatti una storia triste, e dolorosa, in cui la delusione e la perdita avevano lasciato strappi non ricuciti: nata in provincia, aveva anche una madre davvero problematica, così come una sorella davvero particolare, mentre il padre risultava una figura secondaria. Le vicende portarono Aimèe alla fuga da casa, salvo rientrarvi dopo un matrimonio non riuscito, ed un lutto grave, il che creava una specularità terribile con la stessa madre.
Idealizzava molto le situazioni ed i soggetti che incontrava, cadendo in cocenti delusioni.
Progressivamente la sua personalità si trasformò, fino all’ideazione che qualcuno avrebbe fatto del male al figlio, che lei dunque doveva difendere.
Ma era tutto immaginario, in quanto è proprio quella permanenza nel registro dell’immaginario che progressivamente si definisce come struttura, psicotica, fino al momento dell’aggressione finale.
Una storia al femminile così come quella di Schreber, di Freud, fu invece una meravigliosa descrizione delle trasformazioni della personalità maschile del presidente in questione.
Significative, in entrambe le storie, le trasformazioni della stessa sessualità.
Inizialmente, quando si parlava di sessualità femminile, ninfomania ed isteria erano associate, salvo poi separarle.
Trasformazioni della sessualità come erotomania, ed anche inversione sessuale, fanno parte della paranoia.
Ma esiste una sola forma di paranoia o esistono diverse manifestazioni sintomatologiche ?
Gelosia, persecutorietà, ideazioni di grandezza, erotomania, e un tempo, querulomania, vennero progressivamente descritte, in particolare da Sérieux et Capgras.
Quello che è interessante è cogliere come si assista ad una trasformazione progressiva della personalità, attraverso esperienza di vita, che vedono messe in gioco le poste ideali ed immaginarie della struttura del soggetto, il che sta a dire che la dimensione sociale entra a far parte della strutturazione dei soggetti, proprio anche in quanto la formazione degli ideali ha una rilevante componente sociale e storica.
Personalità, studiata come processo di costruzione della stessa, anche da Jaspers, e Foucault, introducendo la nozione di conflitto.
Dunque non degenerati, ma soggetti del loro tempo, nelle diverse situazioni esperite.
Così, oggi, in cui vediamo cadere mitici sogni di facile successo, nella crisi delle famiglie e dei soggetti, mentre donne come uomini si fanno sempre più facilmente oggetto da parte dell’altro immaginario, in cui vediamo come l’immagine, appunto, sia diventata rilevante rispetto ad una progettualità reale e consapevole, così che i modelli possono anche escludere la morale e l’etica, fino al razzismo, escludendo castrazione e dimensione simbolica, non assistiamo in fondo ad una paranoicizzazione diffusa, dalla quale è difficile tenersi lontani?
Ma insomma, che vuole l’altro da noi ? che sia italiano o straniero.
E noi, cosa ci aspettiamo dall’altro ? e di chi ci possiamo fidare ?
Chi è l’Altro, alla fine?
Tutte domande che entrano in gioco proprio nella relazione l’uno all’altro, quella dell’identificazione e della costruzione di personalità, nel tempo storico e nelle condizioni esperite dai soggetti.
(Ivana Nannini è Psichiatra e psicoterapeuta, a Torino)
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