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22/06/2008 - MANIDISTREGA
- Un caffé con le professioniste di Manidistrega: la buona morte
di Antonella De Vito
Trattandosi dell'atto conclusivo della vita, ci troviamo di fronte certamente ad un momento molto importante, ma mai prima di oggi, mi ero soffermata a riflettere su quante angolature diverse può avere il tema della morte e da quanti aspetti possa essere affrontato: giuridico, medico, psicologico, affettivo, culturale, storico e molti altri ancora. Il problema di fondo è la generalizzata paura di affrontare l'argomento, la nostra società occidentale, con la sua esasperazione della gioventù, della bellezza a tutti i costi, della forzata allegria ci ha indotto a relegare in un angolo buio la morte.
L'ultimo incontro con le professioniste amiche del portale è stato intitolato “Buona morte e morte amica” ed ha aperto molte strade di discussione su questo tema.
Dopo poche parole di Margherita Dalle Vacche, che ha ringraziato i presenti di essere intervenuti, e soprattutto ha ricordato che gli incontri di Manidistrega sui vari argomenti si riproporranno, forse anche nelle stesse modalità, L'avvocata Paola Sapuppo ha introdotto l'argomento sulla dolce morte, cioè sull’eutanasia, facendo un quadro legislativo sulla situazione italiana ed europea.
La prima distinzione da fare è fra eutanasia attiva dove con un'azione diretta si somministra al paziente una sostanza che lo fa morire senza sofferenza; eutanasia passiva quando vengono sospese le terapie e si lascia sopraggiungere la morte in modo naturale; il suicidio assistito quando si forniscono alla persona i mezzi per morire senza dolore, ma chi assiste non partecipa come invece avviene nell'eutanasia attiva.
L'Italia è molto indietro dal punto di vista normativa, anche se possiamo affermare che si trova in buona compagnia, infatti, anche altri stati come la Francia, non possono vantare legislature avanzate, come i paesi del nord Europa.
Certo in Italia la presenza del Vaticano si fa sentire, ed anche questo ha contribuito alla situazione attuale dove l'eutanasia non è contemplata se non quella passiva, nel solo caso di morte cerebrale accertata e in ambito ospedaliero.
L'argomento morte, come da più parti è stato auspicato, compresa la Corte Costituzionale, andrebbe affrontata con una regolamentazione generale e quindi completa, mentre attualmente nel nostro paese vi sono solo leggi che normano solo alcuni aspetti parziali.
Altro grande tema di dibattito, introdotto dall'avvocata Paola Sapuppo, è il testamento biologico, anche questo per ovvie conseguenze non ha ancora avuto in Italia una piena regolamentazione. Si ha testamento biologico quando una persona nel pieno delle sue facoltà dichiara per scritto cosa vuole e non vuole sia fatto sulla sua persona nel caso di malattie gravi, che possono annientare la sua capacità di intendere e di volere. Anche su questo argomento in Italia si ha una legislatura parziale, infatti, l'individuo po' fare testamento biologico ma solo su alcuni aspetti, ad esempio, sulla donazione di organi o sulla cremazione.
Con i presenti all'incontro abbiamo scoperto che i pensieri e le preoccupazioni degli uomini e delle donne sul tema della morte sono molto simili. Non è tanto la paura della morte in sé, ma il “Come” si muore che maggiormente angoscia, il non riuscire a mettere fine al proprio dolore. Una morte dolce, vissuta con dignità e possibilmente fra gli affetti di familiari e amici è quello a cui un po' tutti aspirano.
Il pensiero della morte o il vivere la morte di una persona cara spesso innesca dei meccanismi psicologici sui quali i migliori pensatori di tutto il mondo hanno profuso le loro energie. Filosofi, psicologi, psichiatri, psicoanalisti e tanti altri ancora hanno dato una loro interpretazione della morte. In questo settore così difficile e variegato si è inoltrata Laura Viola, psichiatra e neuropsichiatria infantile, psicologa Analista Junghiana, promuovendo l’idea che quando si hanno gli strumenti per concludere la nostra vita in modo non dolorosa, la morte può diventare un momento in cui si recuperano affetti e sentimenti talvolta trascurati durante l’esistenza. Un modo di morire che forse i nostri nonni conoscevano più di noi, perché parte di una famiglia patriarcale che sapeva stringersi intorno al morente, proteggerlo, farlo sentire amato.
Leggete anche qui un testo in cui la dott.ssa Viola ci parla di Lutto e depressione.
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