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04/05/2008
- SALUTE - Aiuto: la prova bikini!
di Giuseppina D’Urso

Il termine "dieta" deve essere inteso come sistema di criteri e di principi con cui l’uomo cerca di regolare il suo rapporto personale con il cibo, in funzione delle proprie necessità biologiche e nutrizionali. Nel linguaggio comune, al contrario, la parola "dieta" acquisisce spesso un’unica accezione, quella cioè di dieta dimagrante o di dieta speciale, dedicata a situazioni di sovrappeso o particolari stati patologici. E se ne fa un gran parlare su riviste femminili, programmi televisivi e siti internet specializzati, soprattutto con l’arrivo della bella stagione che acuisce il nostro senso critico davanti alla prova bikini!

Con tutta l’importanza di cui oggi è investita la dieta sorprende però constatare l’alta frequenza di fallimenti a cui essa va incontro. Questo riguarda sia le diete scientificamente fondate che quelle più “creative”, fantasiose e deduttive che riempiono le pagine dei settimanali da spiaggia.

Qual è il motivo per cui seguire una dieta più o meno restrittiva si trasforma in una dura prova di resistenza e tenacia i cui risultati sono spesso deludenti e poco duraturi? Il vero nocciolo della questione va ricercato nei presupposti sui quali ogni dieta seria dovrebbe basarsi e nel rapporto dieta-paziente, cioè nella personalizzazione del regime alimentare al soggetto a cui esso viene prescritto.

I principali fattori che entrano in gioco nelle variazioni metaboliche di un individuo sono diversi:
1) la quantità di tessuto muscolare: più massa muscolare abbiamo, più aumenta il nostro metabolismo basale e quindi il consumo di energia a riposo. Questo è uno dei motivi per cui l’attività fisica fa bene;
2) la frequenza dei pasti: più i pasti sono distanziati, più il metabolismo rallenta. Il digiuno infatti induce l’organismo a conservare il più possibile le sue riserve di energia. Per questo saltare i pasti è in assoluto la strategia peggiore per perdere il peso in eccesso.
3) le scelte alimentari: le diete monotematiche o prive di grassi tendono a rallentare il metabolismo, oltre che produrre stati carenziali;
4) lo stress: questo fattore esplica un’azione diretta sul metabolismo (per esempio diete eccessivamente restrittive, soprattutto povere di carboidrati, rappresentano per il cervello una situazione di continua “emergenza”, in quanto il glucosio è una molecola indispensabile per le cellule del sistema nervoso) che indirette, scatenando frequenti attacchi di fame!
5) la genetica: alcune persone, a parità di altre condizioni, hanno un metabolismo più attivo.

In poche parole ridurre drasticamente l’introito calorico e il numero dei pasti non è la strategia migliore per perdere i chili in eccesso; né privarsi in assoluto di alcuni alimenti che riteniamo ipercalorici. La dieta corretta è dunque un insieme di “prescrizioni” articolate, dettagliate e personalizzate che deve tener conto del soggetto a cui si consiglia, delle sue abitudini quotidiane, del suo metabolismo e della sua attività fisica. Ma c’è di più: ogni dieta che si rispetti dovrebbe plasmarsi alla personalità del soggetto, lenire le sue ansie e rassicurare le sue incertezze; dovrebbe inoltre tenere presente la genetica, la storia del peso e l’anamnesi familiare.

Tutti questi concetti possono essere condensati in due parole: Educazione Alimentare. Una buona Educazione Alimentare non si limita a fornire alla persona una serie di istruzioni più o meno dettagliate, accontentandosi di monitorare il processo che ne consegue, ma ne sostiene le motivazioni, fornendo di volta in volta gli strumenti concettuali necessari affinché il soggetto non viva la dieta come un momento transitorio e più o meno difficile della propria esistenza, ma faccia suoi tali strumenti, quali regole di benessere. Dieta, dunque, come stile di vita corretto che possa convivere con noi stessi e con le modificazioni del nostro corpo.

(Dott. ssa Giuseppina D’Urso, Biologo Nutrizionista e Patologo Clinico)


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