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30/04/2008
- SALUTE - Lutto e depressione
di Laura Viola

Quando muore una persona che amiamo sperimentiamo cosa sia veramente la morte.

L'esperienza della morte si abbatte su di noi, ci colpisce e ci costringe a riflettere nel dolore. La comprensione del mondo, di noi stessi, si ribalta e ci obbliga a trasformarci.

Quando muore una persona cara, viviamo nella sua, anche la nostra morte e moriamo anche noi, in parte, con lei.
Ci diviene quindi ben chiaro quanto la nostra vita, e la comprensione di noi stessi, dipenda dal rapporto con gli altri; quanto la fine di un rapporto ci spezzi, ed esiga una nuova organizzazione della nostra vita.

La morte di una persona cara è solo un caso particolare di separazione: accade anche che ci si debba accomiatare da un ideale, da un rapporto matrimoniale, da un vecchio modo di essere.
Di fronte al distacco l'atteggiamento più comune è il rifiuto di prendere atto della perdita subita, che invece va vissuta fino infondo.

La civiltà occidentale tende ad esorcizzare la morte nascondendola in molti modi, mentre le singole persone, non elaborando i propri lutti, bloccano il proprio sviluppo psichico e rischiano stati depressivi.

Occorre, magari con l'aiuto di un terapeuta, rivivere a fondo tutte le fasi della separazione, lasciando il passato alle spalle guardando di nuovo avanti.

Quanto si è detto fino ad ora, naturalmente, non vale solo per la morte reale di una persona. Si può sperimentare la morte sotto molti aspetti, soprattutto come perdita, delusione, fallimento, commiato, rifiuto.

La rottura di un rapporto amoroso può scatenare una disperazione simile a quella prodotta dalla morte reale del partner e sconvolgere la percezione di se stessi.
Un aspetto essenziale del vivere è, infatti, il doversi continuamente accomiatare: ma occorre essere capaci di fare il lutto delle perdite.

(Trovate la dott.ssa Laura Viola, Psicologo - Analista, anche nelle nostre Vetrine)


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