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03/04/2008 - SALUTE
- La Pedagogia Clinica e i disturbi del comportamento alimentare
di Elisa Recce
L’aumento dell’incidenza dei cosiddetti DCA (disturbi del comportamento alimentare) ha creato i presupposti per un approccio clinico integrato che riesca a fronteggiare il problema nella sua complessità.
Cause e fattori incidenti diventano miscela esplosiva non di meno catalizzata dai continui modelli mediatici che educano all’eccessiva magrezza, alla perfezione corporea e a celare l’intimità a favore dell’esibizionismo.
Ampio spazio spetta al pedagogista clinico che ha il compito di integrarsi con i vari specialisti chiamati ad agire. Un panorama di disagi articolato e complesso che esige un approccio di tipo educativo lontano dalla prescrizione e finalizzato al raggiungimento di una crescita in un rinnovato equilibrio psico-corporeo.
Le ricerche sui DCA illustrano il quadro del disagio nell’approccio con il cibo facendo riferimento all’ anoressia (sacrificante ed astinente), alla bulimia, alla sindrome da vomito, al binge-eating, all’ortoressia, fino ad arrivare alla vigoressia dove il corpo diviene un contenitore alla ricerca del contenuto e delle sue espressioni vive.
Il pedagogista clinico attiva dei laboratori espressivo corporei in grado di sollecitare la persona a prendere coscienza del suo potenziale espressivo.
Mediante un’attivazione sensoriale e percettiva la persona è accompagnata verso una riappropriazione della grammatica psico-corporea che apre le porte ad una nuova conoscenza di sé.
Con l’ausilio della simbologia vengono inoltre potenziati i diversi canali espressivi che aiutano la persona a comprendere le proprie attitudini e potenzialità con il risultato di una crescita personale che parte dalla particolarità per arrivare ad una sintesi olistica dell’espressione della propria personalità.
Quelli che propone il pedagogista clinico sono laboratori partecipativi in grado di sollecitare la crescita interiore attraverso proposte ludiche, artistico-creative che vanno a stimolare la motivazione, la creatività e le capacità cognitive.
L’aiuto pedagogico-clinico ai DCA amplifica la sua utilità se inserito in un team medico-psicologico dove si affrontano sia gli aspetti organici e biochimici avendo come punto di riferimento un alimentazione non punitivo-prescrittiva ma sollecitativo-costruttiva e si riesca a strutturare percorsi atti a rimuovere blocchi e ripercorrere le tappe che hanno condotto all’involuzione clinica.
(Trovate Elisa Recce, Pedagogista Clinico, nostre Vetrine e sul sito di Libra, Centro Interdisciplinare Studio e Terapia Obesità e Disturbi Alimentari).
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