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02/04/2008 - SALUTE
- Il tempo della malinconia
di Laura Viola
“Per quanto tu cammini, ed anche percorrendo ogni strada, non potrai raggiungere i confini dell'anima tanto profonda è la sua vera essenza” (Eraclito – Frammenti).
Nel mondo attuale, dominato dal mito della giovinezza, della forza fisica, del potere economico, della rapidità e della efficienza, vive, nell'ombra, la malinconia.
Ognuno la chiama in maniera diversa: “esaurimento”, “depressione”, “tristezza”.
Le modalità più usuali per superarla sono spesso quelle più erronee. Si aumenta lo sforzo di vivere in modo sempre più frenetico, si alza il volume delle parole e dei suoni, ricorrendo anche a farmaci e droghe.
La malinconia può essere più forte e ci può, nonostante tutto, travolgere. Scriveva il poeta Rainer Maria Rilke: “Pericolose e maligne sono quelle tristezze, che si portano fra la gente, per soverchiarle con il rumore come malattie che vengono trattate superficialmente ed in maniera sconsiderata, fanno solo un passo indietro e dopo una breve pausa erompono, tanto più violentemente. Si raccolgono nell'intimo come vita non vissuta, avvilita, perduta, di cui si può morire”.
Possiamo cercare di superare la malinconia con terapie psicofarmacologiche, ma in tal modo non la potremo certo conoscere. Lo psicoterapeuta, nel suo incontro con il paziente cerca di ascoltarlo, capire il senso del suo dolore, seppure in un tentativo dall'esito incerto.
E' difficile entrare in rapporto con questa emozione, così pervasiva che ci chiude in un silenzio cupo. La malinconia, ad un primo approccio, può essere vissuta come un senso irreparabile di perdita, privo talvolta di un oggetto riconoscibile; un dolore per l'assenza di “un qualcosa” che rimane enigmatico e senza nome. Con il tempo ed il lavoro psicoterapico, forse sarà possibile fare “un lutto” di tale dolore senza oggetto.
In Lutto e Malinconia di S. Freud la malinconia è definita “nevrosi narcisistica” distinguendola così dal lutto che è sempre legato alla coscienza di chi o che cosa è andato perduto.
La malinconia compare e segna momenti di passaggio o fasi della vita in cui i punti di riferimento sicuri non sono più certi; il raggiungimento di una meta tanto desiderata non desta più soddisfazione venendo a mancare il desiderio di ottenerla: l'animo si apre ad una interpretazione della vita con toni malinconici e con il cupo pensiero della finitezza della stessa.
Quando usiamo la parola malinconia, indichiamo uno stato psichico enigmatico, sfuggente. Il linguaggio non riesce ad esprimere questa emozione complessa: riferendosi ai vari livelli di intensità di questo vissuto, si può chiamarla tristezza, dolore di vivere, depressione.
Per comprendere qualcosa di più forse occorre riferirsi alle parole dei poeti, ai quadri dei pittori, ai ritmi dei brani musicali. Le forme immaginative sanno tradurre il mondo delle emozioni e degli affetti offrendo immagini visive e sonore che danno la possibilità di avvicinare questa dolorosa emozione, di più e più chiaramente rispetto a quanto consentano le parole.
La malinconia, quando si manifesta nelle sue forme più gravi, diventa un vuoto incolmabile in cui ci si può sperdere, ma può anche essere vissuta come stato d'animo vitale che apre lo sguardo ad altre dimensioni dal nostro vivere.
Il percorso analitico può strutturare la possibilità di contatto con nuclei emozionali ancora liberi e forieri di vitalità, sempre presenti, ma compressi dal vissuto dominante. Con il tempo scompare il senso di vuoto sofferto, si può cominciare a riflettere sulla propria perdita, lo stato d'animo malinconico permette ora di pensare a ciò che è stato perduto e di farne il lutto. Le emozioni violente si quietano per trasformarsi in affetti contenibili e comprensibili, infine, in sentimenti che permetteranno di pensare con più libertà e lucidità, ma anche di comprendere con il cuore.
La nostalgia non ha la forza della malinconia, ma di essa può essere un preludio. La malinconia apre la mente a dimensioni diverse dell'esistere, amplia l'orizzonte della coscienza, mentre le dimensioni più concrete e banali del vivere quotidiano si spengono di interesse.
La forza della malinconia può, in altre situazioni e senza un chiaro motivo, divenire intensa, svuotarci dei sentimenti e “desertificare” l'essere, portandolo allo stupore inerte della psicosi melanconica. In questa situazione gravissima la persona viene travolta da emozioni dirompenti, senza nome, vive in uno stato di angoscia somatica e di costrizione psichica.
Eugenio Borgna, insigne studioso di psicopatologia, osserva che l'esperienza malinconica non sempre spiana e svuota, prosciuga e inibisce l'interiorità e l'immaginazione; talora agisce come una dolorosa frustata sulla vita emozionale, facendo nascere sentimenti di inaudita intensità che si accompagnano ad un linguaggio di forte espressività e di stremata profondità. Si rende così possibile un nuovo approccio alla propria creatività ed ai rapporti
interpersonali.
(Trovate la dott.ssa Laura Viola, Psicologo - Analista, anche nelle nostre Vetrine)
BIBLIOGRAFIA
AITE, PAOLO “Lo spazio della malinconia” in Anima, 2004
BORGNA, EUGENIO Malinconia, 1992 Feltrinelli,
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