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02/08/2007
- SALUTE - "Donne e Biotecnologie"
da "didonne.it"

Si è svolto a Roma un forum internazionale con scienziate, filosofe, ricercatrici sul "diritto di decidere".

Dalla donazione degli ovociti per la ricerca a quella delle cellule staminali del cordone ombelicale, fino alle tecniche di procreazione assistita. La rivoluzione biotecnologica si gioca principalmente sul corpo della donna. Che però raramente è al centro del dibattito scientifico, politico ed etico. Le proposte e le idee delle donne, quelle che le biotecnologie le fanno tutti i giorni e quelle che su scienza e tecnologia riflettono in maniera critica, hanno trovato spazio per la prima volta a "Wonbit: Donne e biotecnologie, approcci femministi e scientifici a confronto", un incontro che si è tenuto a Roma dal 21 al 23 giugno presso il CNR, organizzato dall'Associazione Donne e Scienza insieme alla Fondazione Giacomo Brodolini, grazie a un finanziamento della Commissione Europea. In Italia i corsi di laurea in biotecnologie vedono una notevole prevalenza della presenza femminile: le percentuali superano il 70 per cento sia per le iscrizioni ai corsi, sia per i diplomi di laurea, sia per i dottorati.

Anche tra i ricercatori le donne sono più degli uomini (circa il 63 per cento). La piramide però comincia a restringersi ai livelli di professore associato, dove le donne rappresentano comunque quasi il 60 per cento, e di professore ordinario, dove i numeri calano drasticamente al 25 per cento. Tra i direttori di istituti e dipartimenti, le donne sono presenti per poco più del 10 per cento. È il cosiddetto "soffitto di cristallo", la preclusione alle donne dei posti di potere che in questo come in altri campi in Italia è realtà. Non solo nell'università ma anche nel mondo dell'industria, così importante nelle biotecnologie: fra le imprese iscritte ad Assobiotech, le aziende presiedute da donne si contano sulle dita di una mano. Eppure molti spin-off nascono da idee di donne: come quello che a Milano vede protagonista Elena Cattaneo, direttrice del Centro di Ricerca sulle Cellule Staminali dell'Università di Milano, tra le relatrici di Wonbit.

Oltre che più numerose, però, le donne sono anche più diffidenti nei confronti delle tecniche di manipolazione del vivente, come dimostrano i dati dell'ultimo "Eurobarometro" sulle biotecnologie (2006): "Un atteggiamento dettato dalla sensazione che in molti casi, sebbene le applicazioni delle biotecnologie ci riguardino molto da vicino, non siamo noi a poter decidere", spiega Flavia Zucco, dirigente di ricerca presso l'Istituto di Neurologia e Medicina Molecolare del CNR e presidente dell'Associazione Donne e Scienza. In alcuni paesi europei, per esempio, le donne possono mettere a disposizione della ricerca i propri ovuli in cambio di un rimborso spese o di un trattamento di procreazione assistita. Una decisione che ha sollevato un aspro dibattito sull'entità della ricompensa per il "bene" ovocita, ma che non ha mai considerato il benessere fisico e psicologico della donna, come ha denunciato una delle protagoniste del convegno, Alexandra Plows, ricercatrice presso il Centro per gli Aspetti Economici e Sociali della Ricerca Genetica (CESAGen) dell'Università di Cardiff.

E ancora, al centro del dibattito sulle tecniche di fecondazione, soprattutto in Italia, troviamo spesso l'embrione e i suoi diritti, ma raramente il corpo delle donne. Quello che è l'oggetto delle pratiche più invasive – come il prelievo degli ovociti – passa in secondo piano, per lasciare spazio ai "diritti dell'embrione", come emerge dai risultati preliminari di una ricerca di Manuela Perrotta e Silvia Gherardi dell'Unità di Ricerca su Comunicazione, Apprendimento Organizzativo ed Estetica ("Rucola") dell'Università di Trento, presentata durante il convegno. Situazione che la recente legge 40 sulla procreazione assistita,con i suoi limiti e i suoi divieti, non ha fatto che peggiorare. Il molti contributi al forum verranno raccolti in un documento di raccomandazioni da presentare all'Unione Europea. "E' importante che agli avanzamenti scientifici e tecnologici corrisponda una riflessione filosofica e sociologica che coinvolga tutte le componenti della società: il tempo della riflessione è in fondo il tempo della morale", conclude Flavia Zucco.

Gli abstract delle relazioni svolte da tutte le studiose e esperte intervenute a Wonbit sono disponibili sul web alla pagina www.wonbit.net/readingroom/
Le biografie delle relatrici sono invece alla pagina www.wonbit.net/women/

Info: www.wonbit.net/
(didonne.it - luglio/agosto 2007)


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