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15/03/2007
- SALUTE - Cromoterapia, ovvero curarsi con i colori
di Paolo Rognini

Lo sviluppo della cromoterapia è cosa piuttosto recente. Più o meno risale agli anni Settanta, quando fiorirono studi scientifici riguardo all’influenza dei colori sul sistema nervoso, su quello immunitario e sul metabolismo umano.
L’impiego della cromoterapia è semplice: luce colorata irradiata su vari punti del corpo umano.
Un tempo, la tecnica terapeutica consisteva nell’applicazione di pezze colorate sulle zone malate da trattare oppure bevendo acqua solarizzata, cioè esposta al sole in bottiglie di vetro colorato.
Oggi, grazie ad apparecchiature sofisticate, si possono fare “bagni” di luce colorata irradiata da appositi filtri, oppure concentrando sottili fasci luminosi sui punti riflessi dell’agopuntura.
Il principio base è costituito dal fatto che ogni colore, e ciò è stato dimostrato scientificamente, agisce su una determinata ghiandola endocrina.
Quando il corpo di un paziente è esposto ad un’irradiazione colorata, avviene un assorbimento di onde elettromagnetiche che, a seconda del colore prescelto, possono penetrare nell’organismo a varie profondità, producendo cambiamenti biochimici nelle cellule e nel sangue.
Esiste così, una farmacopea dei colori: rosso, energetico e caldo per combattere la depressione; giallo per favorire la digestione e rinforzare il sistema nervoso; arancione, stimolante di alcune ghiandole (come la tiroide), per combattere angoscia e tristezza; blu come calmante e rilassante; verde, giudicato riequilibrante e sedativo, e così via.
Non esistono controindicazioni alla cromoterapia ma è sempre meglio affidarsi a un terapeuta esperto in grado di somministrare le irradiazioni calibrando attentamente le scelte dei colori e i tempi di esposizione più adatti al singolo paziente.

Per info: Scuola di Medicina Funzionale, tel. 800-336377
Libri consigliati: J.Allanach, Il colore che guarisce, ed. Tecniche Nuove

(Paolo Rognini
Università di Pisa
p.rognini@discau.unipi.it)


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