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23/01/2006 - SALUTE
- Un centro di riabilitazione oncologica, a Livorno; all’interno dell’ospedale: servirà alle donne operate di tumore al seno
di Francesca Suggi
La palestra profuma di nuovo. Anche i due ambulatori, ai quali se ne aggiungeranno presto altri due al piano di sopra. Al front office da metà settembre si sbrigano tutte le pratiche, filtrate da Pier Giorgio Giannessi, dell’unità operativa Oncologica medica dell’Asl 6. Ed è lui, insieme ad un fisiatra e ad un fisioterapista a fare la prima valutazione dei danni post-chirurgici delle donne operate di tumore al seno per stilare un programma riabilitativo. Perché in città da oggi è ufficialmente attivo il Centro di riabilitazione oncologica “Progetto donna”, realizzato all’interno dell’Ospedale dall’associazione Livorno donna - salute e cultura - in sinergia con la Asl che ha messo a disposizione il personale sanitario, finanziato dal Cesvot grazie ad un finanziamento europeo regionale. 40mila euro in totale i soldi piovuti sul neo servizio labronico. “Questo importante esempio di volontariato all’interno della sanità pubblica è sicuramente un altro punto di eccellenza di questo ospedale, insieme alle cure pagliative e allo stesso reparto di oncologia. Si tratta per me della chiusura di un cerchio cominciato anni fa a fianco del professor Bartolommei, di Alfredo Falcone del dottor Mazzoni”. Non riesce a trattenere i ricordi di una vita da anatomopatologo il sindaco Alessandro Cosimi che, a fianco del direttore generale Asl 6 Fausto Mariotti e del cappellano dell’Ospedale - per sostituire il vescono Coletti con l’influenza - hanno ufficialmente dato l’avvio all’attività del Centro. Un taglio del nastro dedicato a tutte quelle donne livornesi e non che hanno vissuto il disagio del tumore al seno: “Alle tante che hanno vinto il male e a tutte quelle che non ce l’hanno fatta” sottolinea Marida Bolognesi, presidente onoraria di Toscana Donna. “Finalmente un po’ di enfasi sulla riabilitazione - aggiunge il direttore generale Asl Fausto Mariotti - che è sempre stata un po’ cenerentola. Auspico presto la creazione anche da noi delle “Brest unit”, ovvero unità intergrate dove affrontare la malattia in toto, dal percorso psicologico a quello assistenziale e la ricostruzione plastica”.
Fino ad oggi sul territorio mancava un organico Centro di riabilitazione dedicato al tumore al seno: “Diciamo che è la prima volta - spiega l’oncologo Pier Giorgio Giannessi - che riuniamo i diversi attori su uno stesso palcoscenico. La riabilitazione in sé c’era già anche prima, ma non così strutturata e organica”. Un’ottimizzazione dei percorsi riabilitativi, quindi, destinati al momento alle donne operate al seno: “Chi si rivolge qui può essere stata operata da noi, ma non solo - continua lo specialista - oppure può essere il medico curante ad inviarla. Vorremmo allargare l’interesse anche a tutte le donne operate di tumore al seno che non hanno sintomi particolari, per una prevenzione del danno. La nostra segreteria è aperta tutti i giorni dalle 8 alle 14, si può telefonare allo 0586/223335”. Tra le prestazioni ambulatoriali previste negli oltre cento metri quadri a disposizione incontri di psicoterapia, prescrizioni di protesi e ausili, fisiochinesiterapia, linfodrenaggio manuale, visite mediche multidisciplinari, bendaggio terapeutico, elettrostimolazione, ultrasuonterapia, infrarosso terapia.
IN UN DVD DI OLTRE UN’ORA
La malattia raccontata in prima persona
“La cosa più pesante è dirlo alle persone cui vuoi bene e affrontare il loro dolore”. “Il primo pensiero fu... come faccio a dirlo a mio marito”. Margherita e Pia parlano con lo sguardo fisso alla telecamera, quasi a rivedere i fotogrammi di un’esperienza profonda che mai cancelleranno, quella del tumore al seno. Nel dvd “La parola riconosciuta, storie di malattia di donne operate di tumore al seno” realizzato lo scorso anno Cspo - centro per lo studio e la prevenzione oncologica - subito salta fuori una grande inversione dei ruoli rispetto al passato. Prima il malato era l’ultimo - o quasi - a sapere la reale gravità della propria malattia, oggi vuole essere per primo, per decidere sul da farsi. In oltre un’ora di riprese le 13 donne toscane intervistate raccontano “la loro malattia” prima, dopo e durante. “Ho vissuto il mio tumore come se fosse un incidente stradale. Bisogna svestirlo della maglia nera che ha. Va preso un po’ come l’influenza del 2000” ribatte Margherita. Il momento peggiore? Su tutti la chemioterapia. “La chemio è stata una cosa drammatica. In quel momento ti senti isolata veramente” risponde Pia. Altra fase difficile da vivere: accettare i cambiamenti post-operatori del corpo: “Ho sicuramente rimesso una bella fetta di sex appeal. Una volta ricostruito il seno, sistemi da una parte, sistemi dall’altra. Poi ti accontenti, vestita stai bene, ma spogliata no”, racconta Margherita. Durante la degenza in ospedale le pazienti vorrebbero dal personale medico sanitario “gentilezza, trasparenza e empatia”. Dopo l’operazione cambia anche l’atteggiamento nei confronti della vita: “Vivi giorno per giorno. E soprattutto cerchi di vivere ogni attimo 3 volte” risponde Barbara. In quanto a proposte, tutte auspicano l’inserimento di un tutor.
(DOMENICA, 22 GENNAIO 2006, “Il Tirreno”)
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