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Venerdì, 18 Novembre 2016 13:21

Elsa Schiaparelli, l'artista che fa vestiti

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Elsa Schiaparelli, l'artista che fa vestiti - 4.5 out of 5 based on 2 reviews

C’è stato un momento nella storia in cui la moda ha toccato il surrealismo e, dopo aver visitato la mostra su Dalì al palazzo Blu di Pisa, la voglia di fare ricerche è ritornata.

Dobbiamo tornare indietro fino agli anni ‘30, quando la giovane romana Elsa Schiaparelli diventa importante nel mondo della moda parigina. Sono gli anni in cui nasce l’Haute Couture, in cui nuovi tessuti e forme vengono interpretati dagli stilisti, in cui pian piano si fa strada il prèt-à-porter.

Fa amicizia col grande Paul Poiret, forse lo stilista più importante tra il moderno e il contemporaneo, che riconosce fin da subito il suo innovativo estro creativo. Dopo la fortunata collezione del 1930, Schiap (come si faceva chiamare) inizia a frequentare i salotti letterari intessendo rapporti con gli artisti più all’avanguardia. Rimane affascinata dalle avanguardie del Novecento, soprattutto dal Surrealismo, e inizia a sentire il bisogno di far dialogare la moda con altre arti. Inizia a prendere ispirazione dall’arte figurativa, dalle tele degli artisti, dal cinema, dall’arte circense. Nascono, quindi, modelli unici e stravaganti, come l’abito Venere di Milo con cassetti, proprio ispirato dalle opere di Salvador Dalì e prodotto di una loro collaborazione. In quel periodo, infatti, Dalì si avvicinava sempre di più a una visione interiore dell’essere umano, che guarda dentro se stesso attraverso questi cassetti, ma anche ai grandi dell’arte, come Michelangelo: riproduce parti delle opere più famose e dona loro un tocco daliniano e surreale.

Sono tante le collaborazioni della stilista italiana con artisti significativi, come Picabia, Aragon e Giacometti, ma sicuramente la più particolare e indimenticabile è quella con il bizzarro, egocentrico e geniale Dalì.

La sua rivale Coco Chanel la definiva negativamente “l’artista che fa vestiti”, ma in realtà non credo possa esistere una definizione più bella e azzeccata, perché i suoi abiti sono delle vere e proprie opere d’arte che negli anni hanno ispirato molti altri couturier. La Schiaparelli stessa scrive nelle sue memorie: "Disegnare abiti, non è una professione. E' un'arte. Una delle arti più complesse, difficili, sconfortanti perchè un vestito, quando nasce, appartiene già al passato. Un vestito non rimane attaccato al muro come un quadro, né tantomeno la sua esistenza potrebbe essere paragonata a quella di un libro". E ancora: "Esistenza immutabile, integra, inalterabile. Un vestito vive solo se lo si indossa. Personalità che lo animano, lo esaltano, lo distruggono o lo trasformano in un inno alla bellezza. Accade, a volte, che un abito diventi un oggetto banale, una misera caricatura di ciò che tu desideravi fosse, un sogno, semplicemente un modo di esprimersi". Quali parole possono includere meglio surrealismo e moda?

Con il grande artista catalano, Elsa Schiaparelli creò tailleur neri con tasche rifinite da bocche femminili, borse a forma di telefono in velluto nero con dischi ricamati in oro, abiti da gran sera di organza con dipinte enormi aragoste, con chiari richiami erotici, (indossato tra l'altro da Wallis Simpson, futura duchessa di Windsor), cappelli a forma di scarpa e un copricapo a visiera per la sera realizzato in sete preziose: una piccola fessura si apre sull'occhio destro, mentre una broche di diamanti, firmati Van Cleef & Arpels, ne riproduce il sopracciglio. Per citarne alcuni.

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