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Moi Je Joue

Giovedì, 05 Febbraio 2015 19:38

Moda inconsapevole

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Moda inconsapevole - 5.0 out of 5 based on 2 reviews

Felicità incontenibile, diarrea verbale e portafogli che si aprono in vista delle nuove aperture di franchising low cost nella propria città. La moda è per tutti, ogni stagione l’armadio viene rinnovato, onde anomale di vestiti inondano le camere da letto. Quantità è meglio di qualità? Questo nuovo mood del vestito usa e getta sta del tutto ammazzando la moda e ciò che ha rappresentato fino a poco tempo fa: la moda non è frivolezza, la moda non è shopping. Non solo, almeno.

Diciamoci la verità: la moda non è per tutti, questa cosa è un po’ sfuggita di mano. Dai presunti hipster che stanno conquistando il mondo a suon di “io ce l’ho più vintage del tuo” (che poi la parola hipster è nata con un altro significato, ma ne parlerò in un altro articolo), non sapendo magari neanche perchè stanno indossando un parka, ai fashion blogger improvvisati, che mettendosi una slipper “tempeshtata de diamanti” senza nemmeno sapere cos’è, pensano di conquistarsi quei famosi 15 minuti di notorietà warholiani. No, ragazzi, la moda è apprarenza ed industria, ma è anche emancipazione, la moda è protesta, la moda è emozione e va di pari passo con l’evolversi della società. Ecco, direi che attraverso quello che dovrebbe essere moda oggi sembra che la società abbia tirato il freno a mano.

Dov’è il momento in cui la femminista Virginia Woolf scrisse dell’importanza di un abito? (“Così appare molto fondata la tesi che sono gli abiti a portare noi, e non noi a portare gli abiti; possiamo far sì che modellino bene un braccio, o il seno, ma essi ci modellano a piacer loro il cuore, il cervello, la lingua.”, Orlando). Che senso ha comprare 10 t-shirt con altrettanti dipinti o foto stampati sopra, che una volta avevano un significato, ma tu non sai nemmeno da che parte arrivano?

Le questioni sono multiple, solo due sono importanti in questo caso:

1) ricordiamo che uno stilista, alla fine della sua sfilata, ringrazia il pubblico vestito di nero, o con una camicia bianca. La moda non è sempre eccesso. Se crei un’accozzaglia di colori e vestiti non significa che tu stia facendo moda.

2) allo stesso modo cercando di fregartene e non curandoti di quello che indossi (direi quasi impossibile nella società vanesia dei social network in cui ci troviamo), sappi che comunque indossi storia. Mi vedo costretta a citare “il diavolo veste Prada” per cercare di dare all’arte industriale un senso: “Tu apri il tuo armadio e scegli quel maglioncino azzurro infeltrito perché vuoi gridare al mondo che ti prendi troppo sul serio per curarti di cosa ti metti addosso, ma quello che non sai è che quel maglioncino non è semplicemente azzurro, non è turchese, è effettivamente ceruleo, e sei anche allegramente inconsapevole del fatto che nel 2002 Oscar De La Renta ha realizzato una collezione di gonne cerulee, e poi è stato Yves Saint Laurent, se non sbaglio, a proporre delle giacche militari di color ceruleo, e poi il ceruleo è rapidamente comparso nelle collezioni di otto diversi stilisti, dopodiché è arrivato a poco a poco nei grandi magazzini e alla fine si è infiltrato in qualche tragico angolo casual dove tu, evidentemente, l'hai pescato nel cesto delle occasioni. Tuttavia quell'azzurro rappresenta milioni di dollari ed innumerevoli posti di lavoro, e siamo al limite del comico quando penso che tu sia convinta di aver fatto una scelta fuori dalle proposte della moda.”

La vera moda ha un significato, come una tela di Picasso, come una pellicola di Truffaut. Per cui, compra da Zara, tuffati nel mondo H&M, ma ricorda ragazzina, che quella canottiera psichedelica candeggiata con le frange era qualcosa di emozionante per un adolescente degli anni ‘70.

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