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Moi Je Joue

Lunedì, 04 Novembre 2013 22:22

La principessa e il ranocchio

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La principessa e il ranocchio - 5.0 out of 5 based on 3 reviews

E’ arrivato Novembre e le uniche cose a cui penso sono la copertina del mio divano e la mia collezione di tazze, possibilmente piene di cioccolata. Perché arriva il freddo, perché arriva la pioggia e perché sono pigra, non posso farci nulla. Ma ultimamente un’altra idea mi gira in testa: dopo quella dei teschi di McQueen, impazza la moda dei teschi messicani, su vestiti, accessori, tatuaggi e anche come maschera ad Halloween e io, zitta, zitta, quatta, quatta, ho deciso di inserire i teschi nella filmografia di Moi je joue per il mese di Novembre. Così, giusto per essere un po’ più commerciale. Per cui, telecomando in una mano, tazza di Barcellona nell’altra, copertina di pile verde sulle gambe e si parte. Il primo film incredibilmente ricco di teschi, ma voodoo, è del genere animazione e della Disney: La principessa e il ranocchio (2009).

New Orleans, anni ’20. Tiana è una ragazza povera, ma piena di vita con il sogno di aprire il ristorante che suo padre non è mai riuscito ad avviare. Naveen è un principe in visita a New Orleans in cerca di una moglie ricca perché ha perso tutto il suo patrimonio; sfortunatamente incontra il Dottor Facilier, un mago voodoo che, per pagare i suoi debiti con i morti, inganna Naveen e lo trasforma in un ranocchio. Come nella fiaba che ci raccontavano da bambine, il ranocchio tornerà ad essere principe solo se baciato da una principessa, ma il fato ha voluto che Tiana, vestita da principessa per una festa in maschera, baci Naveen e anche la poveretta si ritrova ad essere una rana.

In questa pellicola tornano alla luce gli anni ruggenti, privati di proibizionismo, gangster e alcol di contrabbando. Solo la moda fatta di cappellini a cloche e la leggendaria musica jazz spiccano.

Non riesce sicuramente a sovrastare i colossi storici come Biancaneve o La bella e la Bestia, ma devo dire che questo film mi ha piacevolmente colpita. Molto moderno, divertente e spaventoso allo stesso tempo, ti fa riscoprire tra le righe la storia di una città misteriosa come New Orleans, che, anche dopo la fine della schiavitù dei neri impiegati nei campi di cotone, rimane intrisa di quella magia nera che intimorisce e affascina. Mi appassiona conoscere le credenze popolari, perché da esse nasce la società di oggi, il nostro modo di vivere. Certo, il voodoo fa parte del lato macabro delle tradizioni mondiali, si parla di stregoni, di riti che coinvolgono morti e soprattutto scheletri, ma forse proprio per questo lo adoro.

Per queste tematiche la storia risulta atipica per molti critici, ma non capisco del tutto il perché: una ragazza povera sposa un uomo di alto rango (come Cenerentola), ci sono animali parlanti ( come in Bambi, Dumbo e chi più ne ha più ne metta) e, soprattutto, si parla sempre di principesse. Stessa storia, stesso posto, stesso bar: gli autori vincono sempre con le principesse. Le bambine non possono sognare senza altre principesse, ci vogliono principesse Disney a cadenza regolare.

Insomma, la Disney ci mette davanti ad un cartone animato adatto anche agli adulti, come lo erano i primi creati dal genio Walt Disney. E io mi rimetto davanti al divano, con un’altra coperta e un’altra tazza:  http://pollywantsablog.com/2013/11/03/la-principessa-sul-divano/

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