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Necessità movimento

Lunedì, 18 Aprile 2016 18:37

Noi come Heidy… ma con le scarpe.

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“Ho voglia di un’avventura.”

Servita, signorina.

La signorina in questione è la mia intrepida compagna di corse folli Micaela. Era un po’ di tempo che non riuscivamo a far conciliare gli impegni e a goderci una “rilassante” giornata di percorsi favolosi. Ci eravamo stufate entrambe dei soliti giri attorno casa mia: luoghi mozzafiato per qualunque mortale ma non per noi che li conosciamo a menadito nonostante il trascorrere delle stagioni, la neve, il vento, il sole e la pioggia. Io perlustro il mio spazio etneo da data immemore e mi ritengo fortunatissima ma …cambiare ogni tanto…

E ce ne siamo andate al fiume. Il fiume Alcantara, quello che d’inverno è in piena e d’estate s’asciuga, quello che ha sempre l’acqua gelata, quello dove si sono insediate anche le cicogne. Non le avevamo mai viste le cicogne ma era prevedibile che anche loro si accorgessero di un biotopo così suggestivo per deporre le uova e nidificare. Ve l’ho detto ch’è un po’ insolito partire dalla lava nera e appuntita per ritrovarsi in un luogo col fiume che scorre, i granchi a vista, le rane nello stagno e distese infinite di flora fluviale e corridoi argillosi che profumano sempre di nuovo. Si riconoscono il finocchietto selvatico, le crucifere, le rosacee. E poi ci sono pescheti tinti di rosa, distese di peri coi fiorellini bianchi, mandrie di vacche e greggi di pecore stagliati su pianure e montagne scoscese. E poi c’è la Rocca di Pinzicata, quella in cui si nascondevano i briganti e che giusto oggi che volevo mostrarla a Mica non si è fatta trovare, celata da quella vegetazione rigogliosa che la protegge da occhi impertinenti. Deluse per non averla trovata siamo ridiscese, convinte che risalendo dall’altro lato della rocca avremmo trovato quella nicchia che ha ispirato leggende e romanzi. Però abbiamo sbagliato strada e siamo risalite dal medesimo lato: cose che capitano nelle avventure! Immerse tra raggianti fiori di sulla, tra gli ulivi e le salite ripide zeppe di crepe, zeppe di fossi, ci siamo accorte di trovarci al centro dei tre villaggi che abbracciano quella piccola isola che stavamo esplorando: Mojo Alcantara sotto, Roccella a destra, Santa Domenica in alto. “E se salissimo a Santa Domenica?” e secondo voi Mica cos’ha risposto? Che certamente saremmo arrivate a Santa Domenica! Non si sa come ma lei si fida sempre di me e siamo partite per la nuova missione. Una missione che avrebbe seguito un percorso preciso fino a un certo punto…del dopo non v’era molta certezza. Fuoriuscite dai confini di Rustica, attraverso ripide e sudore, e caldo che ti spingeva a spogliarti, e vento che ti richiamava a coprirti, e sole che ti colorava il viso, siamo arrivate sulla strada asfaltata, quella che se percorsa fino alla fine ci avrebbe condotte direttamente alla meta prestabilita-così ci aveva confermato una vecchietta. Accorteci del gruppo di case sopra di noi, dopo un paio di km di cammino e branchi di cani stagliati ovunque, abbiamo deciso d’imboccare una delle strade che scendevano seguendo il corso del fiume: speravamo di arrivare in un punto preciso che si chiama Allegracuore. Avrebbero dovuto scegliere noi quali interpreti del film Heidy. Noi che scavalchiamo recinzioni, noi che richiudiamo i passi, noi che saltiamo correndo in discesa su distese verdissime di erba alta, di spine infide, di sassi nascosti. Noi avremmo dovuto essere le protagoniste della serie basata su quella piccola donna con le gote rosse. A noi il fard non serve. E nemmeno il blush!

Il fiume è lunghissimo: appare e scompare, maschera il suo frusciare che scava tra le pietre, che s’infila nei cunicoli e che poi si muove forte e suona lo spartito più accattivante per due che come noi devono trovare la strada. La strada non si vuol far trovare, non quella che avevamo sperato. E ci rendiamo conto che abbiamo circumnavigato una montagna e ci stiamo dirigendo al punto di partenza. Quasi al punto di partenza. Lì dove c’era la cicogna, sul ponte che attraversa il fiume. E, invece, no! Perché che avventura con sfondo un fiume sarebbe se il fiume non lo si attraversa? Quindi ci leviamo le scarpe e tastiamo l’acqua. Acqua gelida che ci bagna fino alle ginocchia, muschio che rende viscide e scivolose le pietre, pietre che ostacolano l’avanzare di piedi gelidi, unico mezzo per giungere sull’altra sponda. L’altra sponda è la terra di mezzo, il punto di confine tra un mondo bianco e un mondo nero. I nostri mondi opposti che non s’incrociano pur regalandoci momenti d’irripetibile entusiasmo.

E così, partite alle 9 e rientrate alle 12.45 -senz’acqua, senza telefono- ci siamo comprate il biglietto per affrontare molti giorni col sorriso.

Marzia Scala

 

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