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Necessità movimento

Venerdì, 08 Aprile 2016 21:28

Libreria Vicolo Stretto

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Libreria Vicolo Stretto - 5.0 out of 5 based on 1 review

Qualcuno in questo posto che siamo solo capaci di distruggere, dal quale vorremmo scappare ma che ci manca appena passata la frontiera, sceglie che povero non vuole essere per niente, che nella sua terra ci vuole restare, che ci vuole fare impresa e farlo in modo onesto senza calpestarne il patrimonio artistico e culturale, per esempio. Una mia vecchia conoscente aveva provato ad andarsene ma né la fiorente Siena o, peggio, la grigia Bilbao -dalla quale tornava sistematicamente grigia- sono state in grado di tramortirla e rapirla per un tempo sufficientemente lungo. Piuttosto, direbbe la madamigella, che il tempo fuori dalla sua isola che profuma di zagare è stato abbastanza. Abbastanza lungo da desiderare di tornare in quella che noi chiamiamo Civita, ideare un progetto, costruirne lo scheletro, riempirlo di libri e fare della Libreria Vicolo Stretto il proprio orgoglio, la propria fonte di guadagno, l’attività condivisa con la sorella.

Maria Carmela e Angelica Sciacca hanno questo spazio piccino all’interno di una delle viuzze più gettonate di Catania: via Santa Filomena s’imbocca dalla più famosa via Umberto e sbuca nella parte più colorata della Fera o lunedi; è piena di ristoranti e locali alla moda frequentatissimi da variegate tipologie di clientela; è una continua estasi per i nasi e i palati più esigenti. Le sorelle c’hanno azzeccato costruendo il loro scrigno in questa specie di sito patrimonio della città, del gusto e del piacere. Piacere che si completa con la possibilità di nutrire non solo lo stomaco ma anche l’anima: testi rigidamente selezionati da Maria Carmela e Angelica, nuove case editrici, giovani promesse, presentazioni e dibattiti in una piccola area con scaffali di legno. In questo posto ho comprato uno dei libri più belli mai letti, quel Se una notte d’inverno un viaggiatore di Calvino che mi ha sconquassato l’anima e fatto cambiare prospettiva. Ma non è tanto questo ciò che più mi fa pensare al Vicolo Stretto: oltre l’ora tarda di chiusura (le tra le 22 e le 23), oltre il sorriso e la preparazione delle titolari, oltre la variegata presenza di testi classici e contemporanei, oltre tutto questo c’è la ferma volontà di voler proporre la cultura. C’è l’irremovibile decisione di non voler vendere né ordinare miscugli di parole (chiamarli libri offenderebbe i LIBRI) pigiate sui tasti da dita macchiate di crimini e vergogne. Quelle pagine lì, loro e simili, non varcheranno la soglia di una libreria pulita, simbolo di voglia di fare, di Sicilia che cresce e che non abbassa la testa, di giovani coraggiosi.

Le ragazze hanno corso e continuano a correre in un vicolo che è stretto davvero, un vicolo fatto di sogni e “state attente”, un vicolo che ha due ingressi come due uscite, salite come discese; un vicolo affollato e pieno di silenzi, di chi potrebbe accompagnarti o fare alle spalle, dicendo “tranquille, ci mandano amici”. La luce, però, la puoi vedere dappertutto anche se i palazzi sono alti, i muri scuri, la pietra lavica nera. È la luce di tutti gli imprenditori che credono in un Bel Paese che sia bello sul serio. E, allora, non lo scrivo nemmeno quello che hanno deciso di non vendere le due sorelle, per evitare di sporcare questo foglio e infangare la passione di chi scrive solo per bisogno viscerale, il coraggio di chi agisce per avere il diritto di vivere in una perla rara. Una perla grigia, un corallo iridescente, un rubino di lava, uno smeraldo di erba. E un topazio di cielo dove si nascondono tutte le sfumature fin quando anche cala la notte che si riprende la luce.

Oggi vi parlo di questo e anche se qualcuno potrà pensare che l’argomento discosti eccessivamente dalla mia rubrica, ricordi-invece- che il movimento-come più volte ho scritto- è nel cervello.

  Marzia Scala

 

 

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