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Studi d'artista

Giovedì, 07 Maggio 2015 17:28

Lo studio di Gustave Moreau

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Per farvi venir voglia di seguirmi nel mio viaggio dentro gli studi degli artisti voglio cominciare alla grande, da Parigi, dove si trova uno degli studi più affascinanti in cui mi sia capitato di entrare, e soprattutto un luogo che tutti possono visitare: è la piccola, magnifica casa-studio-museo di Gustave Moreau.

Camminando con aria di flaneur per le strade del 9° arrondissement arriviamo al n. 14 di Rue de la Rochefocauld dove, fino a poco tempo fa, solo una targa indicava che in quella casa a tre piani, per niente diversa dalle altre della strada, si celava uno dei luoghi magici della città.

Gustave Moreau (1826-1898) fu senz’altro uno dei più importanti pittori simbolisti francesi, ma soprattutto fu quello più misterioso, più colto, e più amato dalla cerchia intellettuale dell’epoca. Moreau visse in questa casa dal 1852 fino alla morte, ma solo negli ultimi anni di vita decise di sacrificare le stanze del secondo piano per ricavarvi un grande atelier, che, unito al terzo piano da una stupenda scala, costituì il primo nucleo di questo museo, fortemente voluto da Moreau stesso, consapevole dell’importanza e dell’unicità della sua opera. Marcel Proust, che ne fu amico e ammiratore, scrisse: “ A poco a poco i quadri andavano ingombrando tutte le stanze della casa; ne restavano solo pochissime dove si potesse rifugiare l’uomo che voleva mangiare, dormire, ricevere i propri amici. A poco a poco si facevan sempre più rari i momenti nei quali egli non era invaso dalla sua anima interiore, e restava ancora l’uomo che parimenti era. La sua casa era già quasi un museo, la sua persona non era quasi più che il luogo dove si andava compiendo un’opera.”

Oggi, dopo più di cento anni, ritroviamo ancora intatta l’atmosfera che emanava da quelle stanze, camminando sullo scricchiolante pavimento di legno, avvolti dai colori caldi delle pareti, rosse e rosa carico, e dalle centinaia di dipinti e acquarelli che le ricoprono. Tutto il mondo interiore di Moreau è lì, a nostra disposizione, la sua anima è aperta per noi, perché così ha voluto per testamento. Più fortunati dei suoi contemporanei, possiamo ammirare le sue opere più segrete e più amate, che egli in vita fece vedere solo a pochissimi: tra queste i tanti schizzi preparatori dei suoi dipinti più famosi, e le copie di importanti opere italiane, che Moreau eseguì nei suoi soggiorni in Italia, come il grande “San Giorgio e il drago”, da Carpaccio, uno dei pittori più amati da Moreau, o lo stupendo angelo copiato da quello del giovane Leonardo nel “Battesimo di Cristo” del Verrocchio. Negli acquarelli di paesaggio, l’aria che si respira è già in nuce quella sospesa e magica dei dipinti più maturi, non solo rappresentazione oggettiva ma vibrante evocazione interiore. Questi paesaggi diverranno poi sfondi sospesi dei suoi temi prediletti, mitologici e classici, come nel possente “Prometeo incatenato” o nel dolente “Poeta morto portato da un centauro”, o biblici, come nella stupenda versione non finita dell’ “Apparizione”, in cui la figura di Salomè e la testa sospesa di Cristo ci appaiono come in un sogno. Proseguendo la visita, veniamo attorniati dalle tante raffigurazioni di donne fatali dell’antichità, Dalila, Salomè, Messalina, Elena, Leda… Le opere sono ammalianti e sensuali, le protagoniste indossano succinti abiti arabescati, coperte di gioielli sembrano consapevoli del loro potere e della loro forza. La pittura ha una qualità preziosa, smaltata, ma allo stesso tempo è una pittura mentale, profondamente interiore. Moreau ci trasporta verso altri mondi, più misteriosi e profondi. Travolti dalla ricchezza incantata delle sue opere, ci muoviamo oltre negli ambienti ove si respirano sentori di cere e medium pittorici, apriamo antiche cassettiere colme di disegni, e varchiamo poi le soglie delle stanze “della vita” al primo piano: la sala da pranzo, la camera da letto, e un piccolo studio dove sono raccolti gli oggetti che più amava, ceramiche, fotografie, disegni. Nel boudoir, dalle pareti ricoperte di azzurro fiordaliso, ci sono i ricordi dell’unica donna amata da Moreau, la bella Alexandrine Dureux, conosciuta nel 1859 al ritorno del suo secondo viaggio in Italia, e che lui definì: “meilleure et unique amie”. Alexandrine viveva in una casa attigua, e fino alla sua morte avvenuta nel 1890 fu costantemente vicina a Moreau, che disperato per la sua scomparsa dipinse in suo ricordo “Orfeo sulla tomba di Euridice”. Dalla solitudine dolorosa che lo travolse nacque l’idea di donare il suo atelier e la sua casa alla città. Il museo all’apertura deluse il pubblico, stupito di trovarvi molte opere incompiute e forse imbarazzato dai tanti oggetti dell’anima, e cadde per anni nell’oblio. Riscoperto da Andrè Breton e dai surrealisti, che vi si davano convegno perché amavano la sua pittura colma di rimandi intellettuali e misterici, il museo resta ancor oggi un luogo appartato e segreto dove nella sospesa tranquillità delle stanze si avverte tutta l’anima di Gustave Moreau.

Marcel Proust, alla sua morte avvenuta nel 1898, scrisse: “Adesso egli è morto, e più non resta se non quel che di divino c’era in lui.”

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